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bolzoni bari“Il 60% delle aggressioni ai reporteros messicani proviene dall'autorità”. Non dai narcotrafficanti, non dai mafiosi ma dal governo, dalla polizia. In tutti i casi però (e in Messico dal 2000 si parla di 80 giornalisti uccisi e 16 desaparecidos) le indagini portano alla stessa, identica soluzione: sesso e corna. Regina è stata torturata e uccisa per aver scritto di poliziotti asserviti a un cartello di narcotrafficanti. Uccisione a scopo di rapina o delitto passionale, secondo gli investigatori. I colleghi di Regina che continuano a tenere alta l’attenzione sul suo omicidio sono stati minacciati di morte, per questo le autorità governative hanno affidato loro una scorta. Le probabilità che i giornalisti si fidino della protezione di questi poliziotti sono davvero poche. In Messico il giornalismo è l’unico mezzo per cercare la verità, per raccontarla ai cittadini, per farla conoscere all’estero. Ma alla gente dei giornalisti ammazzati non importa, nessuno li reclama. In un silenzio che si nutre di paura.

Il docu-film

Porta le firme di Attilio Bolzoni e Massimo Cappello il docufilm Silencio prodotto dall'Associazione stampa romana e dalla Fondazione Musica per Roma, con il sostegno di Sky e la collaborazione di Repubblica. E’ stato proiettato ieri sera al Fortino S. Antonio a Bari durante la terza giornata della Festa di Libera Puglia, alla presenza di Bolzoni, storica firma di Repubblica, e di Tonio Dell’Olio, responsabile di Libera International e profondo conoscitore della realtà messicana, intervistati dal giornalista Leonardo Zellino.

Silencio è un viaggio in un Messico in guerra anche se in Messico la guerra non c’è. Lì a comandare sono gli Z, Los Zetas, l’organizzazione criminale più violenta operante in Messico dedita soprattutto al traffico di stupefacenti, con legami anche con la nostrana ‘ndrangheta. Solo a Playa del Carmen, lungo la Rivera Maya, ci sono migliaia di italiani, taluni onesti in cerca di un lavoro, talaltri latitanti in cerca di un nascondiglio. E’ in queste condizioni che la nostra organizzazione mafiosa più potente stringe relazioni con i narcos, in un sodalizio che presta il fianco al parallelismo che Bolzoni fa tra il Messico e la Calabria.

La Calabria come il Messico

Anche in Calabria il silenzio si nutre di paura. Molti temono persino di pronunciare quella parola terribile, ‘ndrangheta. A Giovanni Tizian, giornalista calabrese sotto scorta, il silenzio è stato intimato: “O smette (di scrivere di ‘nrangheta) o gli sparo in bocca”, si  ascolta in una intercettazione. Ma la Calabria è anche il silenzio dei preti. Dal luglio 2014 al cronista del Quotidiano della Calabria Michele Albanese è stata assegnata la scorta e l’auto blindata. E’ il giornalista che, oltre alle inchieste giudiziarie sulle cosche della Piana di Gioia Tauro, ha raccontato per primo dell’inchino della Madonna di Oppido Mamertina davanti all’abitazione del capobastone Mazzagatti. Una montatura della stampa, diranno i cittadini di Oppido a difesa del prete che aveva condotto la processione incriminata e che dal pulpito, durante una messa, aveva persino invitato i fedeli a prendere a schiaffi un altro giornalista che stava riprendendo la funzione.

Il giornalismo messicano e quello italiano

Non sono molti i cronisti che tengono alta la bandiera del giornalismo italiano serio e libero e spesso per farlo sono costretti loro malgrado a diventare dei casi nazionali sotto scorta. In Messico, per proteggere i singoli cronisti dalle ritorsioni, è stato istituito il Gruppo Alfa, un raggruppamento di giornalisti formati in Argentina su come indagare sulla morte e la scomparsa dei propri colleghi. Per fare fronte comune e poter diffondere le notizie senza mettere in pericolo i singoli, gli articoli vengono pubblicati in forma anonima contemporaneamente su tutte le testate giornalistiche. Un po’ quello che, ha ricordato Bolzoni, accadeva a L’Ora di Palermo quando lui era giovane cronista nel periodo degli omicidi di Boris Giuliano e Pio La Torre, tra il ’79 e l’82. Un giornalismo solidale d’inchiesta che oggi in Italia funziona poco e male. Quando a Tonio Dell’Olio un gruppo messicano chiamato Giornalisti a Piedi ha chiesto di poter incontrare cronisti italiani per poter imparare il giornalismo di indagine, Dell’Olio ha risposto “avete più voi da insegnare a loro”.

Profilo Autore: Maya

L'Autore ha pubblicato 272 articoli finora. Maggiori informazioni su l'autore saranno presto disponibili.

Antonio Montinaro

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