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“E mi domando cosa siamo noi, se mangiando un mandarino a tavola, d’inverno, non sentiamo il sapore amaro della prigionia.”
 

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Nella cornice dell’evento Vicoli Letterari, uno dei 150 fortini della Notte di Inchiostro di Puglia, l’Associazione LibriAMOci, in collaborazione con il Comune di Mottola e il nostro Presidio, ha presentato domenica 24 aprile nella Sala Vanvitelli il libro Ghetto Italia, scritto da Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano, sullo sfruttamento dei braccianti stranieri vittime del caporalato, non più solo nel Sud Italia.

Vera Campanelli ha dialogato con l’autore Leonardo Palmisano, con il presidente del consorzio Libera Mediterraneo Alessandro Leo, e con Vincenzo Carriero, direttore del magazine CosmoPolisMedia.

V. Campanelli: Leonardo, cosa ti ha spinto ad indagare sul caporalato?

L. Palmisano: Prima di tutto perché lavoravo con Yvan Sagnet alla Flai Cgil quando le ultime inchieste ci facevano credere che i braccianti relegati nei ghetti erano solo in Puglia. In realtà il fenomeno del ghetto nasce lì dove serve tanta manodopera sul campo. In questo momento, per esempio, è in atto un grande sciopero dei lavoratori sikh nell’agro pontino. E poi perché ero curioso di capire fino a quando la stampa nazionale avrebbe limitato il fenomeno nel sistema agricolo pugliese. Nell’astigiano e in Franciacorta accade la stessa cosa, con uno esodo stagionale di 80mila braccianti stranieri che si spostano di ghetto in ghetto dalla Sicilia al Nord Italia in base alle raccolte. Non è possibile che così tante persone si spostino in maniera invisibile. Per esempio sulla morte di Paola Clemente, la bracciante morta nelle campagne di Andria, la Procura di Trani non indaga solo sull’azienda ma anche sull’agenzia di somministrazione di lavoro, a dimostrazione che non si può non sapere. La legislazione non aiuta. La legge Bossi-Fini rende ricattabili i lavoratori stranieri senza diritto d’asilo, così chi perde il lavoro teme di essere espulso e accetta qualsiasi condizione di impiego. I braccianti vivono nei ghetti predisposti dagli stessi caporali sia perché devono stare quanto più vicini al posto di lavoro sia perché non possono permettersi un alloggio migliore. Se sei una donna è peggio, perché si aggiunge il ricatto sessuale, la selezione te la fanno fare nuda. Se sei nero è peggio, perché resterai sicuramente a lavorare nei campi. Non ti faranno fare l’autista perché le forze dell’ordine ti fermerebbero immediatamente.

V. Campanelli: Vincenzo, perché non si parla molto del caporalato nel tarantino? ghetto2

V. Carriero: Il fenomeno del caporalato nel tarantino c’è, è presente, ma il comparto della stampa non ha acceso abbastanza i riflettori. Questo perché generalmente seguiamo le mode del momento e assecondiamo le tematiche di cui si parla maggiormente. Quindi sicuramente una critica per noi e un plauso a Palmisano.

V. Campanelli: Alessandro, esiste però un’altra faccia dell’agricoltura…

A. Leo: C’è indubbiamente un deficit di informazione su quello che accade nelle nostre campagne. Passa l’idea dell’agricoltura come eccellenza, del turismo come eccellenza ma non è così. Noi siamo un gruppo di cooperative che cerca di creare in diverse parti d’Italia soggetti che promuovano il lavoro legale e i prodotti di qualità. Da osservatore interno rispetto a questo mondo ho capito che nell’agricoltura pugliese vige l’anarchia. Se va bene ognuno si fa le proprie leggi, quando va peggio è il mercato che te le impone. Le responsabilità sono della politica, ma anche delle aziende di produzione e trasformazione e della comunità. Ci sono volute diverse morti per ottenere riconoscimento del reato di caporalato ma non basta, bisogna fare controlli, non solo dopo le morti o random ma sempre, in maniera sistematica. Si usa per esempio pagare i braccianti il sabato in contanti. Significa che non c’è traccia di quel lavoro, di quel pagamento. Bisogna partire anche da qui.

V. Campanelli: Che impatto hanno le economie sommerse sull’economia italiana?

A. Carriero: A seguito di una risoluzione europea, nel calcolo del PIL si annoverano anche le attività illecite, i traffici di droga, gli appalti truccati e il caporalato. È da questa distinzione che bisogna partire.

V. Campanelli: Qual è il tuo auspicio dopo questo libro?

L. Palmisano: La legge non mi piace perché non riequilibra i rapporti di forza del mercato. Le nuove aziende nascono con i soldi dei caporali e della mafia, in Puglia è tornato il latifondo. Voglio le vecchie liste di prenotazione, voglio la sanità pubblica nei ghetti dove ora arrivano solo i volontari di Emergency. Voglio il welfare per mandare i figli dei braccianti a scuola, perché ora vivono nei campi con i genitori, nei ghetti, accanto ai bordelli. I corpi intermedi non funzionano, rappresentano solo le grandi multinazionali. Voglio la certificazione etica di qualità per dire che il pomodoro che sto comprando è stato raccolto nel rispetto delle leggi. Bisogna boicottare, di fronte ai morti bisogna far saltare il sistema. 

 

Foto di Maria Giovanna Caragnano

Profilo Autore: Maya

L'Autore ha pubblicato 272 articoli finora. Maggiori informazioni su l'autore saranno presto disponibili.

Antonio Montinaro

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