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impastato3Sarà stato per la formula piacevolmente conviviale del Book&Blues che unisce la presentazione di un libro all’aperitivo a base di Nero d’Avola della cantina Centopassi di Libera Terra Mediterraneo, o per una storia che da quasi quarant’anni affascina intere generazioni di ragazzi, la storia di Peppino e degli amici siciliani. Sono volate così, tre ore di incontro lo scorso 13 maggio al Blues Cafè insieme al libro “Resistere a Mafiopoli” e al suo autore Giovanni Impastato, una vita spesa in giro per l’Italia a far conoscere la storia di suo fratello Peppino e di mamma Felicia.

A colpire maggiormente è stata la lucidità con la quale Giovanni ha raccontato fatti consegnati ormai alla storia ma che pur sempre gli appartengono intimamente. Fortemente autocritico verso se stesso, ha ammesso di aver iniziato un dialogo profondo con il fratello solo all’indomani della sua morte, e di aver compreso tardi quanto quella vita trascorsa contro tutto e tutti avesse da insegnargli. Non si mai è sottratto alle strette di mano né alle numerose domande che gli sono state poste, sugli aspetti più intimi della vita di Peppino e sulle attuali vicende dell’antimafia sociale e istituzionale, non risparmiando critiche feroci ma non per questo gratuite anche a personaggi di un certo rilievo. impastato1

Impossibile comprendere appieno la figura di Peppino Impastato se non si considerano le coordinate spazio-temporali entro le quali la sua figura inquieta si muoveva. Peppino era nato a Cinisi in una famiglia mafiosa. Suo zio era il boss Cesare Manzella che nella tenuta di campagna dava alloggio alla primula rossa di Corleone, Luciano Liggio. La Giulietta imbottita di tritolo che nella primavera del ’63 uccise Manzella segnò due nuovi corsi: il primo per la mafia siciliana che inaugurava così la strategia delle autobombe; il secondo per Peppino che, appena quindicenne, dinanzi alla voragine lasciata dall’ordigno cominciò a maturare il suo primo rigurgito antimafioso che sfocerà nelle denunce dell’Idea socialista e di Radio Aut.

La seconda coordinata è rappresentata dal contesto storico che va dalla metà degli anni ’60 alla fine degli anni ‘70. Peppino, è figlio delle manifestazioni studentesche e operaie, della guerra in Vietnam e dei movimenti pacifisti globali, delle rivendicazioni sociali, dei collettivi femministi, dei cantautori impegnati. Peppino cittadino cosmopolita inspira nel mondo ed espira nella piccola Cinisi. Ma sono anche gli Anni di Piombo, della strategia della tensione e del terrorismo rosso, nero e di Stato che prestano il fianco alla messinscena sulla sua morte, avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. Ci sono voluti ventiquattro anni per spedire in carcere i mandanti dell’omicidio. Nessuna giustizia ancora per quei carabinieri e quei magistrati che si sono adoperati fin da subito per depistare le indagini sull’assassinio, per farlo apparire come un suicidio a scopo terroristico e che ancora oggi restano impuniti. 

Qui la rassegna fotografica dell'evento

Profilo Autore: Maya

L'Autore ha pubblicato 272 articoli finora. Maggiori informazioni su l'autore saranno presto disponibili.

Antonio Montinaro

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