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de rahoIl gup di Reggio Calabria Caterina Catalano ha accolto a fine agosto scorso la richiesta di dissequestro del sito e del marchio Betuniq, società di scommesse maltese chiusa oltre un anno fa quando un blitz della Dda portò all’arresto di 41 persone in Italia e all’estero e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro. A Mottola il relativo centro scommesse, che nel frattempo era stato chiuso, si trovava proprio di fronte ad una scuola, l’Istituto comprensivo Alessandro Manzoni. Dopo la pronuncia del gup l’insegna è ricomparsa, seppure in altro luogo.

La decisione del giudice calabrese, avallata dalla Procura Antimafia, rimette l’impero delle scommesse sportive nelle mani di Mario Gennaro, il pentito che ha ammesso di far parte della cosca reggina dei Tegano e di aver beneficiato dell’intercessione della ‘ndrangheta per la diffusione del marchio Betuniq. Unica garanzia è che questa volta il business avverrà nel pieno rispetto delle regole italiane. Il sito infatti potrebbe essere riattivato come rivenditore autorizzato online di un concessionario dei Monopoli di Stato.

Il processo Gambling, scaturito dalla vicenda, riguarda 111 imputati a vario titolo: esercizio abusivo di scommesse, omessa dichiarazione dei redditi e Iva, truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e reimpiego dei proventi di delitto, oltre che associazione a delinquere, che per 11 imputati, tra cui Mario Gennaro che al momento è ancora agli arresti domiciliari, è di stampo mafioso.

Abbiamo chiesto al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, a Rimini in qualità di relatore nel weekend di formazione dei referenti di Libera, la ratio che ha portato alla decisione del tribunale di Reggio e della Procura Antimafia. “In via generale – ha risposto il procuratore Cafiero De Raho – il discorso che è stato fatto per Mario Gennaro è quello che si vorrebbe fare per tutti laddove vi sia un collaboratore di giustizia che ha esercitato fino ad un certo momento una attività economica. Quando ha collaborato e quella attività economica può continuare ad essere esercitata, ben venga la continuazione di quella attività perché si potrebbe in questo modo anche escludere che, come sempre avviene a seguito di un intervento giudiziario, il sequestro di un’attività economico - produttiva determini la perdita di posti di lavoro. E riuscire a conservare i posti di lavoro è fondamentale. Spesso si dice che lo Stato non fa niente per il lavoro e la mafia e la ‘ndrangheta invece danno lavoro. E soprattutto quando interviene lo Stato si ha una perdita di posti di lavoro. Noi da un lato stiamo, per quanto riguarda i collaboratori di giustizia, tentando di restituire agli stessi le attività che sono state mantenute attraverso l’amministratore giudiziario. Dall’altro si sta tentando di portare avanti il discorso di un’amministrazione controllata che in caso di sequestro preventivo dell’azienda consenta, anche con il coinvolgimento di imprenditori esperti nel settore, che questa come quasi sempre avviene non finisca per ridurre sempre più il proprio giro d’affari fino ad essere totalmente chiusa. Stiamo percorrendo dei canali paralleli a quelli che erano stati seguiti fino ad oggi – ha concluso il procuratore - proprio per conservare posti di lavoro e attività economiche, anche dopo un sequestro”.

Molte inchieste della magistratura e alcune indagini economiche hanno evidenziato non solo che il business del gioco d’azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali, ma che l’espansione del gioco d’azzardo legale non contiene, ma alimenta a sua volta il gioco d’azzardo illegale. Esiste, inoltre, un nesso molto stretto tra gioco d’azzardo e usura. Non è compito della magistratura entrare nel merito dell’opportunità di fare affari con le scommesse. Ma è sicuramente compito di Libera, promotrice dal 2012 della campagna Mettiamoci in gioco insieme a sindacati, associazioni dei consumatori e organizzazioni del terzo settore, continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle reali caratteristiche del gioco d’azzardo nel nostro paese e sulle sue conseguenze sociali, sanitarie ed economiche. 

Profilo Autore: Maya

L'Autore ha pubblicato 272 articoli finora. Maggiori informazioni su l'autore saranno presto disponibili.

Antonio Montinaro

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