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Profilo Autore: Maya

L'Autore ha pubblicato 272 articoli finora. Maggiori informazioni su l'autore saranno presto disponibili.

rassegna Corgiorno

 

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Inaugurato il presidio di Libera dedicato all'agente Antonio Montinaro, morto nella strage di Capaci. Il ricordo della sorella Matilde

"Diamo voce ai poliziotti quando sono vivi"

E' stato inaugurato nella mattinata di sabato, nei locali della Cgil, il primo Presidio Legalità della provincia ionica ad opera dell'associazione Libera. Andrea Caramia è il suo coordinatore. Il Presidio attuerà iniziative finalizzate alla legalità, alla partecipazione democratica, alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. 

E' stato intitolato ad Antonio Montinaro, una delle tante vittime pugliesi della mafia. Era capo scorta preposto al servizio del giudice Falcone. Aveva 30 anni quando, il 23 maggio del 1992 perse la vita, insieme al giudice e ad altri poliziotti, sull'autostrada all'altezza dello svincolo per Capaci, per l'esplosione di un potente ordigno collocato dalla mafia. La sua integrità umana, oltre che professionale, è stata ricordata dalla sorella Matilde, nel corso di un convegno organizzato nella stessa mattinata al liceo Einstein. Il tema discusso, "La memoria che genera cambiamento". 

"Dal 1992 - ha detto matilde Montinaro - tutti hanno fatto un uso e abuso della parola legalità. Io preferisco, invece, parlare di responsabilità. Ed Antonio è stato un uomo che ha fatto del suo servizio una responsabilità. Aveva un gran senso del dovere, non verso lo Stato ma verso la sua coscienza. Quel giorno era di riposo, scambiò il turno con un collega". Poi, un'amara riflessione: "Nessuno parla mai dei poliziotti della terza macchina di scorta del giudice Falcone, che miracolosamente sono sopravvissuti all'attentato. Ma in questo paese bisogna necessariamente morire per essere ricordati? E allora diamo voce ai poliziotti quando sono vivi". 

La memoria va sempre rinnovata e, non a caso, come detto anche da Anna Maria Bonifazi, referente provinciale di Libera Taranto, "gli strumenti che Libera ha a disposizione sono proprio la memoria e l'educazione alla legalità". Tra l'altro, come ribadito anche dal consigliere provinciale Franco Gentile, "la memoria deve essere il cemento, il ferro per costruire una società nuova che trovi le sue fondamenta nella legalità".

Nell'aula magna del liceo anche Alessandro Tedesco, responsabile di Libera Memoria Taranto, figlio di un'altra vittima pugliese della mafia, Giovanbattista Tedesco della vigilanza dell'Ilva, ucciso nell'80. "E' necessario - ha rimarcato - che nella loro territorialità vengano ricordate tutte quelle persone che sono state uccise dalla mafia solo perché come società non siamo mai stati troppo vigili". 

la parola anche a Rosario Lima per la segreteria provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil, a Giovanni Conte, tutor del progetto sulla legalità, al dirigente scolastico Pietro Rotolo: "Bisogna contrastare gli atteggiamenti mafiosi - ha ribadito -; noi come scuola vogliamo che i nostri ragazzi imparino a rispettare tutto, le piccole e le grandi cose e, soprattutto, gli uomini che fanno il proprio dovere per il bene comune". Della necessità di non banalizzare il termine mafia ha, poi, parlato il sindaco di Mottola Giovanni Quero: "La mafia è bipartisan ed ammazza chiunque non sia dalla sua parte". Le conclusioni dell'incontro sono state affidate a Maurizio Carbone, presidente della sezione locale dell'Associazione Nazionale Magistrati: "Il 7 maggio, proprio quest'anno - ha ricordato - è stato dedicato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla memoria di tutti i magistrati vittime del terrorismo e della mafia. E' stata una risposta ad alcuni manifesti, che erano stati affissi a Milano, sui quali, in maniera vergognosa, si paragonavano i magistrati della Procura alle Brigate Rosse. Questa è la dimostrazione che viviamo in un Paese che dimentica facilmente il sacrificio di magistrati  che hanno perso la loro vita solo per aver fatto il proprio dovere. Dimenticarli significa delegittimare il loro ruolo". 

Maria Florenzio

Da IL CORRIERE DEL GIORNO del 01.12.11

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